venerdì 21 gennaio 2011

Aspettando il Giorno della Memoria

In Italia,  il Parlamento con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.  La ricorrenza prende il nome di Giorno della Memoria.
Il testo dell'articolo 1 della legge così definisce le finalità del Giorno della Memoria:
 "La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati."

Ogni anno oltre ai libri classici e a quelli che nel tempo sono stati pubblicati, se ne aggiungono dei nuovi. A volte di superstiti che finalmente riescono a mettere sulla carta tutto quello che hanno più che "vissuto" direi subito. Immane è il valore di quello che ci lasciano, che consegnano alla comunità e all'umanità intera. Uno sforzo doloroso, quello di ricordare per scrivere, perché non si dimentichi, non si abbassi mai la guardia.
Strani e perversi possono diventare i comportamenti umani, così ci insegna la Shoah. Il bene può essere sopraffatto dal male e quindi "non abbassare mai la guardia" non è una frase retorica. Rimanere una società democratica non è automatico. E' frutto di un esercizio quotidiano e soprattutto è frutto di una cultura che insegna a ragionare attraverso la conoscenza e non solo attraverso la risposta ad impulsi irrazionali, quali possono essere la paura del diverso.
Ci insegna ad essere liberi cittadini, e non facili prede del governante di turno, pronti a pendere dalle sue labbra e a credere ad ogni genere di propaganda.

Biblio segnala per farvi pensare:

un' autobiografia



Cohn, Carla. Le mie nove vite. Troina (Enna ) Città aperta, 2008.

L'autobiografia di Carla Cohn è il racconto affascinante e drammatico di un'esperienza individuale e culturale che attraversa l'Europa e l'America dagli anni Trenta del Novecento a oggi. Il mondo ebraico o, per meglio dire, le diverse forme di antisemitismo diventano occasioni per fare i conti con il proprio passato familiare e sottolineare, allo stesso tempo, le permanenze e i pericoli di atteggiamenti, comportamenti e linguaggi che attraversano il secolo.


ed un romanzo appena uscito in Italia:



Sanchez, Clara. Il profumo delle foglie di limone. Milano: Garzanti, 2211



martedì 4 gennaio 2011

Come si cita una fonte bibliografica - book citation

Quando si redige una ricerca, si scrive una tesina, è necessario citate le fonti. Coloro i quali poi, proseguiranno gli studi all'università dovranno avere le necessarie competenze di ricerca e nel compilazione la tesi dovranno creare una bibliografia.

Le informazioni principali delle fonti da appuntarsi durante la fase di ricerca sono:

Autore or curatore
Titolo del libro
Editore
Luogo di pubblicazione
Data di pubblicazione



Non vi è un modo univoco di citare una fonte bibliografica,


Certe regole di base, tuttavia, rimangono quasi sempre costanti, e permettono a chiunque, analizzandola in dettaglio, di interpretare correttamente una citazione anche senza conoscere in anticipo lo stile adottato in quella pubblicazione. È soprattutto di queste regole generali che ci occuperemo nei prossimi paragrafi.

Nei casi più comuni, la successione degli elementi è questa:

Per le monografie:

Autori (Cognome, nome) , titolo, eventuale numero di edizione, editore e luogo, data, eventuali numeri di pagine.


Esempio

Alighieri, Dante. Tutte le opere. 3 ed. Firenze: Sansoni, 1989.
Moccia, Federico.  Tre metri sotto il cielo. 37 ed. Milano: Feltrinelli, 2007.