giovedì 25 febbraio 2021

Scuola da remoto o scuola remota?

Ultimo aggiornamento: 26.02.2021



Come molti di voi sanno, la vostra Biblioprof è cresciuta in Australia. Non può, quindi,  dimenticare o non associare questo periodo in DAD alla scuola che culturalmente è considerata una eccezionale normalità in Australia: "The school of the air".

Nell'ottica di sviluppare uno spunto di ricerca/apprendimento e esercizio in lingua inglese, vi racconto questo particolare tipo di scuola e inserisco il link a pagine in inglese, che potrete leggere, nonché video da seguire.
Inoltre, noi siamo una scuola di agraria, ed è quindi interessante confrontare una differente realtà di vita  in una fattoria del territorio interno in Australia rispetto a quello che può essere la vita in una fattoria italiana. Nessuno di noi, qui in Italia, dovrà mai viaggiare quattro ore per raggiungere la scuola.

Bimba australiana fa lezione via radio (anni '50)

Come sapete, l'Australia è un'isola molto grande e prevalentemente abitata sulla costa dove sorgono anche molte della città principali.  Man mano che si viaggia verso l'interno si passa da una vegetazione lussureggiante a praterie, foreste di eucalipti, ed aree desertiche. Le distanze si fanno maggiori.


La densità abitativa si abbassa notevolmente e le fattorie diventano di elevate dimensioni.  Succede così che i figli degli agricoltori vivono a distanze proibitive rispetto alle scuole.

una fattoria situata nell'interno

Fu grazie soprattutto a  Adelaide Miethke educatrice e docente che ebbe l'intuizione di proporre di utilizzare la struttura già esistente del servizio sanitario aereo chiamato "Royal Flying Doctor Service", che i bambini e i ragazzi che vivevano nelle zone interne, ebbero la loro scuola a distanza.








La prima School of the air fu istituita ad Alice Spring nel 1951. Per chi è curioso e vuole saperne di 

Da allora sono cambiate tante cose. Se prima comunicava via radio solo la maestra, poi iniziarono a poter interagire anche gli alunni. Ora si comunica via computer con l'aiuto del satellite. Chi lo avrebbe mai detto?




Una cosa che ho subito notato? Gli insegnanti in DAD, come diremmo noi, si avvalgono di DUE computer per collegarsi con gli alunni. Questo sicuramente facilita il lavoro, a questo noi non siamo ancora arrivati, essendo volenterosi ma ancora acerbi tecnologicamente. 

Partiamo con un video che ci permetterà di fare un po' di comprensione orale. Il  primo video che ho scelto è sottotitolato e fa vedere le lezioni all'inizio dell'era della scuola a distanza, quindi negli anni '50.




E per confronto, un video più recente :) che ci fa vedere come è cambiata la tecnologia;  evidenzia il sentimento di condivisione, del sentirsi, comunque, parte di un gruppo; e riprende uno degli incontri periodici che sono organizzati dalla scuola a distanza.







La vostra  Biblioprof. 



Proposte di lettura: per non dimenticare anche in febbraio



foto:da Edizioni Storia e Letteratura


Le Edizioni Storia e Letteratura propongono un interessante varietà di letture "vaccino" contro l'oblio, la disinformazione e il negazionismo.

Troviamo tra queste un libro su Emilio Sereni, che noi conosciamo come laureato in agraria, ma che in effetti  era uomo colto, dai poliedrici interessi e impegnato nella società dell'epoca.


Leggere i classici durante la Resistenza. La letteratura greca e latina nelle carte di Emilio  Sereni 

 
Abstract:
Emilio Sereni: (1907-1977) fu partigiano, padre costituente, dirigente del Partito Comunista Italiano: e, insieme, intellettuale coltissimo e brillante, poliglotta straordinario, studioso disciplinato, rigoroso, animato da una curiosità inarrestabile. Sereni destinò i suoi libri e le sue carte di studio all’Istituto Alcide Cervi, presso il quale ora ha sede la Biblioteca Emilio Sereni. Ancora in larga parte inesplorato, questo materiale costituisce un esempio eccezionale di «biblioteca d’autore»: anzitutto, per la minuta e attentissima sistemazione che già lo stesso Sereni aveva dato alle sue carte. Fra di esse è conservato un fascicolo che contiene trascrizioni, traduzioni e appunti relativi in particolare (ma non esclusivamente) alle letterature greca e latina: Saffo, Eschilo, Sofocle, Euripide, Platone, Catullo, Lucrezio, Virgilio, Tibullo, Orazio, Plinio. «Qualche volta, le cose più vere per me le annoto sotto forma, proprio, di excerpta»: così scriveva Sereni nel suo Diario, il 21 dicembre 1948. Questo libro porta alla luce per la prima volta i suoi excerpta dagli autori greci e latini, le sue traduzioni, i suoi appassionati e lucidi commenti. Essi sono tutti datati – sorprendentemente – fra la fine del 1944 e l’aprile del 1945. Nei mesi più duri e concitati della Resistenza e della lotta antifascista, Emilio Sereni sembra cercare nella lettura dei classici «le cose più vere», e per lui più vere e più urgenti: l’amore, la morte, il dolore dell’assenza, la pace della campagna, la guerra – e la guerra civile –, la libertà del sapere. Ai classici Sereni affida le riflessioni più alte e ariose, e a un tempo intime e personali. Nelle sue trascrizioni pazienti del greco e del latino, nelle traduzioni colte e precise, nei suoi commenti attenti e commossi, i classici si rivelano depositari dell’umanità più vera, di una forma di «verità» ultima e radicale che Sereni sembra aver ricercato sempre, ovunque, con passione inesausta.


"I rischi che viviamo sono la 'memoria distrutta', ma soprattutto la marcia della destra, questo nuovo nazismo, razzismo. Questo fa più male di tutto" (da una intervista a Edith Bruck, gennaio 2021).


 Edith Bruck,  Specchi.


L'aria della libertà:l'Italia di Piero Calamandrei

Abstract:

«Io ricordo che negli anni pesanti e grigi nei quali si sentiva avvicinarsi la catastrofe, facevo parte di un gruppo di amici che, non potendo sopportare l’afa morale delle città piene di falso tripudio e di funebri adunate coatte, fuggivamo ogni domenica a respirare su per i monti l’aria della libertà…». Le istantanee scattate dalla Rolleiflex di Piero Calamandrei raccontano l’atmosfera – allegra e malinconica – di queste brevi fughe per pievi e abbazie, siti archeologici e luoghi d’elezione di artisti e poeti, destinazioni scelte col desiderio di ritrovare quella «tradizione di civiltà» di cui s’era «smarrito il senso». Alla ricerca del «vero volto della patria», insieme a Calamandrei, alcuni dei più importanti intellettuali antifascisti che, all’indomani della fine della guerra, furono tra i protagonisti della rinascita morale e civile del paese.


mercoledì 3 febbraio 2021

Biblioteche Scolastiche e Recovery plan




Fonte: AIB
Visitate il sito AIB!!! Cliccando  qui.

Osservazioni AIB al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Recovery Plan)
Link: 

L’Associazione italiana biblioteche ha inviato alla VII Commissione della Camera dei deputati – Cultura, istruzione, ricerca, editoria, sport, su richiesta della stessa, osservazioni in merito alla proposta del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Recovery Plan) predisposta dal Governo. Il documento, elaborato dal Comitato esecutivo nazionale, ha visto l’importante apporto delle Commissioni AIB Biblioteche e servizi nazionali, Biblioteche pubbliche, Biblioteche delle università e della ricerca, Biblioteche scolastiche e centri risorse educative, del Gruppo di lavoro biblioteche digitali e della sezione AIB Emilia-Romagna.


Le biblioteche sono organizzazioni che rappresentano e concorrono a costruire l’identità culturale delle comunità di riferimento e, come ricordano vari documenti dell’UNESCO, i loro servizi sono componenti necessarie delle politiche pubbliche per l’inclusione sociale, l’interculturalità, la rigenerazione urbana, il superamento delle diseguaglianze, dei divari digitale e territoriali. Rispetto ai tre assi strategici indicati dal PNRR (parità di genere, giovani, Sud), possono svolgere un ruolo determinante per distribuzione capillare sul territorio, capacità di divulgazione e coinvolgimento di pubblici eterogenei. Anche in ambiente digitale le biblioteche, organismi strutturalmente relazionali, si configurano come servizio dinamico orientato a connettere fonti d’informazione eterogenee ai bisogni altrettanto eterogenei delle persone e delle formazioni sociali che compongono una comunità, coerentemente con la loro missione universale, con le specifiche destinazioni d’uso e consapevoli della responsabilità sociale e culturale della loro funzione.
Tuttavia, il Piano non menziona le biblioteche nelle parti dedicate a infrastrutture digitali, interoperabilità, cittadinanza digitale, istruzione, ricerca, formazione, inclusione, infrastrutture sociali. Le cita solo nella Linea progettuale 1.3 TURISMO E CULTURA 4.0, quali scrigni di patrimonio culturale da digitalizzare e raccogliere in apposita piattaforma per la conservazione), l’accesso e il riuso da parte di start-up e imprese innovative, o da esporre per la sua attrattività turistica. Mentre riteniamo opportuna una campagna di digitalizzazione del patrimonio culturale fondata sulla collaborazione tra istituti di diversa appartenenza e raccomandiamo la messa a disposizione con licenze open content del materiale digitalizzato rendendolo liberamente riusabile per qualsiasi finalità, ci sembra estremamente riduttiva l’identificazione delle biblioteche con una parte (quella turistico-espositiva) delle loro collezioni e osserviamo quanto segue.

MISSIONE 1. Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura.
Le biblioteche hanno modelli e standard di gestione dell’informazione da sempre orientati alla piena interoperabilità su scala internazionale e hanno vasta esperienza nella creazione di reti e di servizi culturali, affrontando – prime fra le istituzioni della memoria e rispetto a tutti gli altri servizi della PA – le sfide poste dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT). Il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) è un’infrastruttura di riferimento, nazionale e internazionale, imprescindibile, anche se necessita di adeguamento organizzativo e tecnologico allo scenario previsto dal Piano triennale per l’informatica nella PA nell’ambito dell’Agenda digitale italiana. Il modello di governance condivisa di SBN, che vede compartecipi lo Stato, le Regioni e le Università, con l’apporto decisivo delle istituzioni culturali private e di quelle ecclesiastiche, è un modello tuttora insuperato di best practice.
La componente strategicamente più importante di un’infrastruttura nazionale della conoscenza è quella per la conservazione e l’accesso permanenti al patrimonio culturale, ivi compreso quello nativo digitale e a quello digitalizzato. Occorre evidenziare che la legge 106/2004 sul Deposito legale affida tale compito alle due Biblioteche nazionali centrali di Firenze e Roma e alle biblioteche depositarie regionali. È quindi compito precipuo delle biblioteche la conservazione, in qualsiasi formato e supporto, della “memoria della cultura e della vita sociale italiana”, quale si estrinseca nei “documenti di interesse culturale destinati all’uso pubblico”, sia di natura analogica che digitale, oggetto di deposito obbligatorio. Queste però lo svolgono senza poter sfruttare appieno le potenzialità che le ICT e i loro modelli di business oggi consentono, a causa dei limiti imposti dalla loro natura istituzionale. Per superare tali vincoli e operare con efficacia ed efficienza si propone la creazione di una società pubblica per la gestione dei servizi di conservazione e accesso permanente al patrimonio culturale. Una società con autonomia di bilancio, compartecipata dalle biblioteche depositarie, ma aperta alla partecipazione di altri soggetti della filiera, sia pubblici che privati, detentori a loro volta sia di competenze e di know-how di dominio che di infrastrutture. Tale società sarebbe in grado di reperire risorse umane e strumentali in maniera più efficace e consona al mercato dei servizi di ambito tecnologico, erogherebbe in primo luogo servizi ai propri stakeholder istituzionali ma sarebbe anche in grado di fornire una quota parte di servizi di tipo commerciale di conservazione a lungo termine a terzi, al di là delle previsioni delle norme sul deposito legale.
Il documento parla poi di “case dell’innovazione e della cultura digitale” (1.3) per promuovere i processi di alfabetizzazione digitale di base e avanzata della cittadinanza. Ma ovunque nel mondo e anche in Italia, come è apparso in tutta evidenza durante la pandemia, questo è uno dei compiti fondamentali delle biblioteche, in particolare le biblioteche civiche, le biblioteche scolastiche e, per gli studenti universitari, le biblioteche universitarie. Non serve e ci sembra poco sostenibile inventare nuove entità separate, mentre è possibile e necessario destinare i fondi all’accrescimento e al potenziamento delle biblioteche civiche e di quelle scolastiche e dei sistemi bibliotecari territoriali, dotandoli di connettività a banda larga (analogamente a quanto previsto dal PNRR per le scuole), attrezzature adeguate, personale bibliotecario qualificato.
Anche per le biblioteche pubbliche statali è inoltre necessario prevedere una connessione a banda larga per i lettori e gli studiosi e per le attività di valorizzazione ed educazione al patrimonio che svolgono.
Riguardo alle sedi, quella parte del Piano relativa all’accessibilità fisica e cognitiva di istituti e luoghi della cultura, con particolare riferimento all’eliminazione delle barriere architettoniche, senso-percettive, culturali e cognitive e alla realizzazione di un sistema informativo adeguato agli standard per l’accessibilità dovrebbe applicarsi non solo ai siti storico-artistici per finalità turistiche, ma a tutte le biblioteche che necessitano di significativi interventi per accogliere adeguatamente i loro pubblici, anche quando accedono da remoto. Idem dicasi delle misure a favore della sostenibilità energetica e della sicurezza dei luoghi della cultura. Come hanno dimostrato i molteplici appelli per la riapertura delle biblioteche durante la pandemia, è assolutamente necessario provvedere all’adeguamento e ammodernamento delle sedi delle biblioteche, anche per consentire la riapertura di quelle che hanno sedi del tutto inadeguate agli standard minimi.

MISSIONE 2, INNOVAZIONE NELLA PA. Appare evidente come il settore delle biblioteche sia caratterizzato dalle maggiori carenze di personale e dall’età media più avanzata, nonché da un preoccupante tasso di esternalizzazione e precarizzazione del lavoro, con i connessi fenomeni di sfruttamento e sotto-inquadramento, che ha raggiunto punte drammatiche con la pandemia (interruzione e mancati rinnovi di contratti). Al fine di accelerare i processi di ammodernamento e potenziamento dei servizi bibliotecari, infrastrutturali e di prossimità, e per assicurare continuità ai servizi stessi, è necessario reclutare giovani qualificati professionisti bibliotecari, in tutte le tipologie di biblioteche a cominciare dalle biblioteche civiche e dalle biblioteche pubbliche statali, e assicurare per questi servizi una dirigenza competente e qualificata in materia di organizzazione, management e sviluppo di sistemi bibliotecari. Al contempo, è necessario investire sulla qualificazione e l’aggiornamento professionale dei bibliotecari, chiamati ad acquisire nuove abilità e specializzazioni in risposta ai bisogni emergenti. Concordiamo inoltre sulla necessità di definire sistemi nazionali di accreditamento delle agenzie formative, raccomandando di tenere conto dei criteri di attestazione delle competenze elaborati dalle associazioni professionali rappresentative dei professionisti del patrimonio culturale.

MISSIONE 4 ISTRUZIONE E RICERCA
Per il godimento del diritto allo studio, il contrasto all’abbandono scolastico, la promozione della lettura e del pensiero critico, il miglioramento del rendimento scolastico, il potenziamento della didattica in tutte le discipline, l’educazione civica, la competenza informativa, le attività di orientamento al lavoro e all’università, le biblioteche scolastiche devono essere il principale laboratorio da utilizzare nella Scuola 4.0. Come previsto dalla legge 15/2019, vanno organizzate in modo permanente con spazi, attrezzature, collezioni in continuo aggiornamento e, almeno a livello di poli scolastici, di bibliotecari specializzati e dedicati. Andrebbe, inoltre programmato uno sviluppo coerente della collezione e la condivisione di attività ed eventi con biblioteche o sistemi bibliotecari locali.
Riguardo alle biblioteche di università e di ricerca, alcuni aspetti cruciali non ci sembrano evidenziati dal PNRR. Ci riferiamo in particolare al necessario potenziamento dei servizi bibliotecari per: a) promuovere e supportare la messa a disposizione di dati di ricerca e pubblicazioni scientifiche in accesso pieno e aperto curando l’intero ciclo di vita degli oggetti digitali; b) supportare gli autori e i dipartimenti nella gestione dei diritti di utilizzazione; c) gestire i contratti di abbonamento a risorse e servizi digitali facendo in modo che le relative licenze siano adeguate e sostenibili rispetto ai fabbisogni di ricerca e didattica; d) assistere gli studenti nello sviluppo di competenza informativa avanzata; e) contribuire alla Terza missione degli atenei, soprattutto in termini di piena apertura dei servizi al pubblico esterno. Questo significa, tra l’altro, prevedere il reclutamento di giovani bibliotecari e investire sulla qualificazione e la formazione del personale bibliotecario, oltre che sull’innovazione e il miglioramento delle piattaforme di servizi online messe a disposizione e sul potenziamento delle sedi.

MISSIONE 5 INCLUSIONE E COESIONE
Insistiamo per la crescita dei livelli occupazionali nel settore delle biblioteche e chiediamo di introdurre maggiori tutele e opportunità di lavoro a favore dei professionisti non occupati stabilmente e delle cooperative e delle piccole aziende di servizi bibliotecari. Inoltre raccomandiamo che il potenziamento del Servizio civile universale non sia in alcun modo considerato dagli organismi pubblici reclutanti una forma suppletiva alla carenza di personale professionale contrattualizzato.
Il documento parla di un sistema permanente di formazione indicando diverse strutture che vi sarebbero preposte, ma dovrebbe menzionare e inserire in questi programmi le biblioteche e i sistemi bibliotecari territoriali che hanno al loro attivo numerose esperienze di collaborazione con le università e di partenariato pubblico-privato per l’attuazione di programmi di formazione per adulti, e il cui apporto come strutture permanenti disseminate sul territorio è decisivo per promuovere l’autoformazione e la capacitazione delle persone.
Analogamente, le biblioteche (tutte le biblioteche, e in particolare le civiche) devono essere parte integrante delle strategie per il rafforzamento delle infrastrutture sociali a favore di minori, anziani, persone con disabilità e, più in generale, delle strategie e dei programmi per la rigenerazione e riqualificazione urbana e lo sviluppo sostenibile.

Il Presidente Nazionale AIB
Rosa Maiello

Roma, 30 gennaio 2021



giovedì 28 gennaio 2021

Jean Giono e l'uomo che piantava gli alberi

 



Abbiamo ricevuto altri libri dal prof. Corinaldesi e non posso non presentarvi un libro piccino che è una vera chicca.

Innanzi tutto chi è l'autore Jean Giono? Scrittore, saggista e traduttore francese di origini italiane e più precisamente piemontesi, acquisì la passione per la letteratura dopo la lettura di classici quali i lavori di Omero e Virgilio. Di ideali pacifisti, scrisse sia poesia che narrativa e opere teatrali.

Le tematiche da lui sviluppate furono il rapporto dell'uomo con la natura e partendo da questo,  i maggiori interrogativi esistenziali.

L'uomo che piantava gli alberi, è un romanzo, parla di un personaggio di fantasia ed è ambientato nei pressi di Vergons, villaggio della Provenza.


Vergons

LA storia ricorda il caso vero di Ambroz Haračić, botanico croato nativo dell'isola di Lussino, Croazia, che fondò un'associazione per il rimboschimento dell'isola e  piantò nelle pietraie pini marittimi e altre conifere rendendola lussureggiante e attirando così il  turismo.


Isola di Lussino

Molto si prestava il racconto di Giono ad essere pubblicato con l'aggiunta di illustrazioni. Queste sono diventate sempre più belle nelle varie successive edizioni .


sabato 23 gennaio 2021

Giorno della Memoria 2021

 


In occasione del Giorno della Memoria, quest'anno il nostro Istituto, attraverso il Dipartimento di Lettere e la Biblioteca, organizza per le classi quinte un incontro a distanza sulla piattaforma Google Classroom della Scuola mercoledì 27.01.2021 dalle ore 16.00 alle 17.00.

Si invitano i colleghi interessati e gli alunni delle quinte classi a partecipare. Il programma completo sarà pubblicato nei prossimi giorni.

Il link per accedere all'evento verrà pubblicato in Classroom su "Biblioteca Luisa Panattoni"

 Chi non è iscritto alla Biblioteca su Google Classroom può nel frattempo farlo accettando l'invito che vi sarà inviato lunedì 25.01.2021. 

Come sempre, vi aspettiamo numerosi!!!

PROGRAMMA


Incontro organizzato dalla Biblioteca “Luisa Panattoni” e dal Dipartimento di Lettere dell’I.T.A.
“Giuseppe Garibaldi”

Tutti gli studenti delle classi quinte e i docenti iscritti alla Biblioteca sulla piattaforma Classroom potranno accedere all’evento tramite il link del corso.

ore 16:00 - Inizio incontro. Musica e immagini
ore 16:05 - Benvenuto e riflessioni sulla giornata della memoria
ore 16:10 - Introduzione alle leggi razziali e video sul discorso di Mussolini.
Prof.ssa Daniela La Macchia
ore 16:20 - Letture di alcuni brani di Primo Levi
prof.ssa Paola Risoldi
ore: 16: 30 - brano di Settimia Spizzichino
prof.ssa Daniela La Macchia
ore 16: 35 - Lettura di uno stralcio del libro “Le 999 donne di Auschwitz” di Heather Dune
Macadam
prof.ssa Lozito Annarita
0re 16: 40 - Fantasia e cultura come antidoto alla brutalità nazista:
- Opere a fumetti
- Stralcio da “La vita è bella”
Prof. Paolo Amadio
Riflessioni
ore 16:50 – video finale: viaggio della memoria. Classi dell’Istituto Garibaldi 2017
ore 17:00 - Saluti

Il team di Biblioteca

La vostra Biblioprof
Il prof. Sirio Corinaldesi

lunedì 18 gennaio 2021

Invito alla lettura - L'architettrice



La balena

La cosa era grigio polvere, ricurva come una storta da alchimista: panciuta alla base, si restringeva nella parte superiore. Non misurava piú di mezzo palmo. Apparve all’improvviso sullo scrittoio di mio padre, insediata sulla pila di fogli scarabocchiati dalla sua grafia febbrile. La scambiai per un fermacarte, frantume di qualche scultura antica. Mio padre infatti, nonostante le proteste sguaiate di mia madre, aveva cominciato a raccattare ogni genere di reperti, fabbricati dagli uomini, dalla natura o dal caso: li esumava, li scambiava con altri cacciatori di tesori, talvolta li acquistava, tanto che il suo studiolo ormai somigliava piú alla bottega di un rigattiere che di un pittore.
Dentro scatolette di legno di pero conservava frammenti di ossa di martiri, alluci di divinità defunte e calcoli renali recuperati dal cognato nei pitali dei suoi pazienti: li ammucchiava sulle scansie tra libri squinternati in ebraico e latino, tavole con anatomie di cadaveri dissezionati, e perfino, accuratamente sigillati in una boccia di cristallo, peli di ytzquinteporzotli e xoloitzcuintli, cioè di cane e lupo messicano. Quel locale sempre in penombra, che sapeva di colla, legno bruciato e carta vecchia, il mondo di mio padre quando non era mio padre, esercitava su di me la forza d’attrazione irresistibile di una calamita su una scheggia di metallo.
Mio padre pretendeva di non essere disturbato, ma non si chiudeva mai col catenaccio, perché forse in fondo lo divertiva vedermi curiosare tra le sue meraviglie. Mia sorella Albina non provava nessun interesse per i suoi disegni e i fiori essiccati. Lui sollevava appena la testa dal foglio, e portandosi il dito alle labbra mi intimava di far silenzio. Poi intingeva la penna nell’inchiostro e si dimenticava di me. Appollaiata sullo sgabello coi piedi che mulinavano nell’aria, lo guardavo scrivere, scrivere, scrivere. Chissà che. A quel tempo sapevo appena sillabare. E non capivo perché mai un pittore dovesse usare cosí spesso la penna.
La cosa però non era il pezzo di una scultura, e nemmeno un sasso. Emanava un odore penetrante di mare e di marcio, come fosse stata, e in parte fosse ancora, qualcosa di vivo. Era febbraio, il freddo costringeva a tener chiuse le impannate, e il puzzo divenne rapidamente cosí acuto da dare il voltastomaco. Il primo giorno mia madre, disgustata, gli ordinò di far sparire subito quella fetenzia. Mio padre la fulminò con un’occhiata di compatimento. Taci, femmina stolta, bofonchiò, tu non sai di che cianci. La «fetenzia» è piú preziosa di tutto quello che c’è qua dentro, la ammoní. Quanto vale? si rianimò mia madre, allungando la mano. Mio padre gliela schiaffeggiò scherzosamente. Ci sono cose troppo rare, che non hanno prezzo, manco per mille scudi la venderei, affermò. Per mille scudi mi venderei volentieri mio marito, rise mia madre, ammiccando a me, ma purtroppo l’uomo mio non vale cosí tanto. Però poi aggiunse, con sorprendente tenerezza, Giovanni, falla sparire che appesta l’aria, non vorrei contagiasse qualche malattia ai bambini.
La cosa non sparí. Si limitò a diffondere in ogni angolo dell’appartamento una fragranza di mare e di decomposizione, finché, col passare dei giorni, si inaridí – e divenne secca e inerte come un minerale.
Tuttavia non era un minerale. Non era pietra e nemmeno tufo. Somigliava all’avorio, e al corno. La superficie era spugnosa, bucherellata di pori minuscoli. Su un lato, irta di setole bianchicce che sembravano quelle del porco selvatico. Mio padre mi raccomandò di maneggiarla con attenzione, perché era un pezzo del corpo di un animale che nei nostri mari non si vede mai. Una creatura di un altro mondo. Un pesce balena.
Le sere d’inverno, quando la pioggia o il nevischio lo intrappolavano in casa, mio padre allestiva recite dell’Orlando Furioso, selezionando le storie piú avventurose di Angelica, Astolfo e Ruggiero, o di commedie all’improvviso, blaterando in veneziano, bergamasco e napoletano nella parte di Pantalone, Zanni o del capitano. Provava le scene davanti a noi – che formavamo il suo primo pubblico. Albina e io non lo abbiamo mai potuto seguire alle rappresentazioni delle commedie, nemmeno nelle case private, perché potevano andarci solo le donne sposate. Si esibiva volentieri per noi figlie. Nella nostra innocenza feroce, eravamo i suoi critici piú imparziali. Se un lazzo non riusciva a farci ridere, lo tagliava. La vera comicità, sosteneva, deve funzionare pure con gli idioti.
Ma i suoi spettacolini domestici avevano anche un altro scopo. Voleva divertirmi, scuotermi, guarirmi dal mio difetto di fabbricazione. Si era imposto questo obbligo, da nessuno richiesto, quasi per penitenza di una sua colpa. Senza causa apparente, da qualche tempo avevo cominciato a addormentarmi di schianto – scivolavo giú dalla sedia, o cascavo col viso nel piatto in uno stato di torpore e di incoscienza. Mia madre sospettava che un sortilegio m’avesse reso scema.
Ridevo, ma la mia allegria durava come un temporale d’estate. La scoperta di quel mio difetto m’aveva cambiata. Paurosa di tutto, e soprattutto di me, non osavo piú staccarmi dalle stanze familiari: poteva accadere di nuovo, e gli estranei mi avrebbero portato all’ospedale, o abbandonata chissà dove. Preferivo stare in casa, accudire la mia sorellina Antonia. Le facevo il bagnetto nel mastello, inventavo canzoncine e favole per lei. M’era venuta la smania di crescere, e diventare madre a mia volta. Ero già una piccola donna muta e obbediente. E tale sarei rimasta, se quella cosa non fosse comparsa sullo scrittoio di mio padre.
Nessuna di tutte le storie che mi ha raccontato, infatti, mi ha appassionato quanto quella della balena che una sera di febbraio del 1624 venne ad arenarsi sui sassi della costa, poco oltre Santa Severa.
Calava già il buio quando una sentinella, di guardia sulla fortezza, intravide in mare – a un miglio di distanza, verso Civitavecchia – una sagoma scura. Forse un’isola galleggiante di sfasciumi di qualche naufragio, o un’imbarcazione nemica. Pirati barbareschi che s’appropinquavano per una razzia? Diede subito l’allarme. I soldati si precipitarono sulla spiaggia. Ma non era un’isola né una barca. Nemmeno somigliava a un pesce. Era cosí grande che pensarono a un’apparizione demoniaca. Alla luce delle fiaccole, compresero che il mostro marino giaceva a poche braccia dalla riva. L’acqua era gelida. Però non fu per quello che i soldati esitarono a raggiungerlo. Temevano che il leviatano fosse ancora vivo. Alle prime luci dell’alba, un pescatore intraprendente si rimboccò le braghe alle ginocchia e s’avventurò verso la mole grigiastra, ormai inerte.
I soldati chiamarono gli ufficiali, e gli ufficiali i superiori del comando della rocca di Santa Severa. Dipendeva, come tutte le terre circostanti, dall’Ospedale di Santo Spirito. Alla luce del nuovo giorno, il mostro si rivelò una innocua balena. A memoria d’uomo, nessuna balena, prima d’allora, era mai venuta a nuotare nell’acqua del nostro mare.
Gli eruditi ricordavano una balena morta al largo della Corsica, quattro anni prima: ma in Italia mai. Questa doveva arrivare dall’oceano. Forse, inseguita da un’orca, si era inoltrata nel Mediterraneo, e fuggendo si era spinta cosí lontano che aveva smarrito la via del ritorno. Era una femmina, ed era sola. Non fu trovata traccia di balenottero.
Secondo alcuni scienziati, era molto anziana, e per questo non aveva compagni. Secondo altri, era stata abbandonata dal suo dux. La balena infatti vive in comunione con un pesce lungo e bianco, che si aggrappa al suo muso e resta sempre con lei. Sospinge nella sua bocca i pesci minuscoli di cui si nutre, allontana i pericoli, e col tocco della coda spinosa la pilota nei mari e attraverso le correnti come fosse un timone. Per questo lo chiamano dux. In cambio ne ricava cibo e protezione: durante le tempeste, la balena lo tiene al sicuro nella propria bocca. Non possono vivere l’uno senza l’altra. Se perde il suo dux, la balena non può andare avanti né tornare indietro: può solo morire.
La carcassa si era incastrata sugli scogli che punteggiavano la costa, e sui quali spesso sbattuti dalle onde si erano infranti vascelli e feluche. Misurava piú di novantuno palmi di lunghezza e cinquanta di larghezza, ed era cosí pesante che nemmeno trenta uomini riuscirono a trainarla sulla sabbia. Decisero di farla a pezzi là dove si era incagliata, arrampicandosi sul suo dorso lucente come su una collina. La pelle, grigio chiaro, era sottile e delicata come taffetà.
Nel giro di poche ore, quella spiaggia sempre deserta divenne gremita, e non bastava piú a contenere la folla. Da Roma carovane di carrozze vi conducevano scienziati, zoologi, dilettanti, preti, poeti, pittori. Alcuni volevano studiarla, altri semplicemente vederla, altri ancora disegnarla, perché restasse memoria di lei. Era un prodigio.
Ma con altrettanta avidità molti volevano possederla. I contadini e i pescatori della zona furono pagati per staccare la coda, le ali, la carne, le vertebre. I piú ingegnosi già sognavano di fabbricarci troni e sgabelli. Le aprirono la bocca coi pali e le travi. Era cosí vasta che un uomo avrebbe potuto entrarci a cavallo. Provarono anche a dipanare gli intestini, ma il cordone delle viscere era piú spesso di un uomo. La carne era rossa, come quella del bue. Lo strato di sugna sotto il dorso cosí pesante che ci vollero tre carri per trasportarlo, e l’olio che ne fu ricavato riempí nove botti e bruciò nelle lampade per un anno intero. I denti erano alti come un uomo, ma decrescevano nella gengiva come le canne dell’organo. Il piú piccolo era poco piú grande di una storta da alchimista. Ed era quello che mio padre aveva sistemato sul suo scrittoio.
Glielo aveva donato fra Luigi Bagutti, l’architetto di Santo Spirito. Viveva a pochi passi da casa nostra ed era diventato il miglior amico di mio padre: si vedevano ogni giorno per commentare le nuove fabbriche dell’Urbe. Fra Leone, il suo superiore, gli aveva procurato ossa, carne e grasso e fra Luigi li mostrò a mio padre, sapendo che era l’uomo piú curioso di Roma, affamato di novità e di conoscenza. L’oggetto che mi affascinava tanto era il dente piú piccolo di quella balena straniera.
Quella notte la sognai. Vagava sperduta tra le onde, attratta dalle luci della fortezza, ma quando si avvicinava gli scogli aguzzi del fondo le laceravano il ventre. Lanciava spruzzi d’acqua dallo sfiatatoio, alti come palazzi, ma il suo dux l’aveva abbandonata e nessuno veniva a liberarla.

Spero di avervi incuriosito. Buona lettura.

La vostra Biblioprof.

giovedì 14 gennaio 2021

Contributi a favore delle istituzioni scolastiche per l'acquisto di abbonamenti a quotidiani e riviste

 



Sono stari emanati i bandi per il finanziamento dell'acquisto di quotidiani e riviste tecniche di settore per le istituzioni scolastiche.

Le domande si presentano dal 10 febbraio al 10 marzo 2021

La Legge di Bilancio 2020, all’art. 1, commi da 389 a 392, aveva previsto uno stanziamento annuale destinato alle istituzioni scolastiche  statali e paritarie , quale contributo per sostenere i costi per l’acquisto di abbonamenti a giornali quotidiani, periodici e riviste scientifiche e di settore, in formato cartaceo o digitale, in aiuto alla didattica e alla promozione della lettura critica.

In proposito, la Presidenza del Consiglio, di concerto con il Ministero dell’Istruzione, ha emanato due bandi: il primo è rivolto a tutte le scuole, il secondo a quelle secondarie di secondo grado.

 Per entrambi i bandi, i termini per presentare la domanda vanno dal 10 febbraio al 10 marzo 2021. Con successiva comunicazione della Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico del Ministero dell’Istruzione saranno fornite puntuali indicazioni in ordine alle modalità di presentazione delle istanze. 2.

La domanda è presentata, firmata digitalmente dal Dirigente scolastico, con le modalità che saranno indicate ai sensi del comma 1. Nel dettaglio sono previste due misure per promuovere la lettura nelle scuole: una rivolta alle scuole - che entra nel vivo con la pubblicazione dei due bandi per l’acquisto di abbonamenti a quotidiani e periodici - l'altra destinata agli studenti. Contributi per le scuole: cosa finanziano i bandi A febbraio si aprono i due bandi rivolti alle scuole per l’acquisto di abbonamenti a giornali quotidiani, periodici e riviste scientifiche e di settore, in formato cartaceo o digitale. Le risorse complessivamente stanziate ammontano a 14 milioni di euro.

Sono previste due tipologie di contributo: fino al 90% della spesa sostenuta per l’acquisto di uno o più abbonamenti a periodici e riviste scientifiche e di settore, anche in formato digitale; fino al 90% della spesa per l’acquisto di uno o più abbonamenti a quotidiani, periodici e riviste scientifiche e di settore, anche in formato digitale, a favore delle scuole che adottano programmi per la promozione della lettura critica e l’educazione ai contenuti informativi, nell’ambito dei Piani per l’offerta formativa rivolti agli studenti che frequentano la scuola secondaria di primo grado. Le domande devono essere presentate dal 10 febbraio al 10 marzo 2021.Contributi per gli studenti.

La Manovra 2020 prevede per gli studenti un contributo - fruibile in formato voucher e associato alla Carta dello studente “Io Studio” - per l’acquisto di abbonamenti a quotidiani o periodici, anche in formato digitale. Il voucher è rivolto agli studenti censiti nell’Anagrafe nazionale studenti, che frequentano le scuole secondarie di secondo grado statali e paritarie e che partecipano a programmi per la promozione della lettura critica e l’educazione ai contenuti informativi nell’ambito dell’istituzione scolastica di appartenenza.

In sede di prima applicazione, per l’anno scolastico 2020-2021, potranno accedere al contributo gli studenti che frequentano la prima classe della scuola secondaria di secondo grado. Per l’assegnazione dei contributi agli studenti sarà adottato un decreto del Capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria che stabilirà modalità e termini per la presentazione delle domande, da parte delle scuole di appartenenza degli studenti destinatari, nonché i criteri di ammissione e l’ammontare delle risorse annualmente disponibili. Con un provvedimento analogo, a decorrere dall’anno scolastico 2021-2022, saranno individuate ogni anno le classi della scuola secondaria di secondo grado destinatarie dell’agevolazione.