mercoledì 30 settembre 2015

Omaggio alla Catalogna di George Orwell





"E poi l'Inghilterra – l'Inghilterra meridionale, probabilmente il paesaggio più curato del mondo. Quando lo si attraversa, soprattutto se, reduci dal mal di mare, si è tranquillamente sprofondati fra i morbidi cuscini del treno che dal porto va a Londra, riesce difficile credere che qualche cosa da qualche parte accada veramente. Terremoto in Giappone, catastrofi per fame in Cina, rivoluzioni in Messico? Nessuna preoccupazione, domattina il latte sarà come sempre davanti alla porta di casa e il «New Statesman» uscirà venerdì." da Omaggio alla Catalogna

Recensione di Paolo Amadio

Omaggio alla Catalogna è un testo che probabilmente non si sarebbe potuto scrivere in nessun altro secolo. L'approccio alla guerra civile spagnola del 1936-39 di questo scrittore inglese nato in India nella middle class è infatti esemplare, nel panorama culturale europeo, circa il rapporto tra l'intellettuale e la società che si sviluppò nel secolo scorso.
Ipotizzando un percorso che vede la nascita dell'intellettuale moderno come cortigiano rinascimentale, che attraversa l'epoca moderna facendosi sempre più guida della società, prima dei sovrani, poi con l'Illuminismo delle èlite, quindi con il pensiero dell'800 della borghesia, fino a comprendere nel '900 tutte le classi sociali, all'apice di questo percorso, che vede nello stesso "secolo breve" invertire la propria tendenza e progressivamente diminuire la sua capacità di incidere sulla realtà a vantaggio del sapere tecnico-scientifico, a sua volta asservito al mercato, al culmine di questa parabola, appunto, si colloca la vita e l'opera di Orwell. Pensiero e azione coincidono con ammirevole coerenza, superando le altrimenti inevitabili contraddizioni, nella scelta di andare a rischiare la vita (effettivamente messa a repentaglio da una pallottola che gli attraversò la gola) in nome di un ideale, quello anarchico.
In nome di diversi ideali, corrispondenti a diverse visioni della società, ma tutti avversi al fascismo e al nazismo, decine di migliaia di volontari, intellettuali, scrittori, militanti politici e semplici simpatizzanti della repubblica spagnola si unirono alla lotta contro il generale Franco, lasciando il lavoro, gli affetti, la sicurezza, insomma le loro vite per metterle a disposizione della causa, spesso fino all'estremo sacrificio della morte. Repubblicani, democratici, socialisti, anarchici, trozchisti e comunisti diedero vita ad uno slancio meraviglioso che per la prima volta si opponeva all'arroganza dei regimi totalitari (si tenga presente che si era appena conclusa la Guerra d'Etiopia col trionfo di Mussolini, mentre Hitler procedeva col riarmo). Orwell non fece in tempo a partecipare alla conclusione negativa di questo primo grande scontro, perché con la presa del potere della corrente comunista, appoggiata dall'Unione Sovietica, gli altri partiti ed i sindacati ad essi legati vennero sciolti e poi dichiarati fuori legge, contribuendo, in questo modo, alla vittoria di Franco, anche se questa scelta permise un contributo militare maggiore da parte della Russia. Al di là degli esiti, l'esperienza di Orwell, narrata in uno scritto autobiografico dove non si cela alcun rimorso e tanto meno rimpianto per il proprio contributo, rivela quella totale adesione ad un'idea, ad una classe sociale, alla vita, ma senza rinunciare alla propria individualità: era sposato e sua moglie era con lui in Spagna. Commovente è poi la fiducia nei confronti di quell'umanità che ha scelto di stare con il progresso, al di là delle varie correnti. Uno slancio che negli anni successivi verrà frenato ed in parte rivisto, dato che Orwell dedicherà le sue opere più famose alla denuncia dei limiti e delle aberrazioni apportate all'idea di rivoluzione dallo stalinismo. Ma che non intacca la sua fiducia nella possibilità di una società migliore, più giusta e più libera. 
Sono trascorsi circa ottanta anni dallo stesura di Omaggio alla Catalogna, eppure sembrano dieci volte tanto. La distanza è immensa da ogni punto di vista. L'Europa non è più il centro del mondo, il nazifascismo è stato sconfitto dal comunismo che è stato vinto dal capitalismo, il quale a sua volta sta tramontando in favore di un sistema economico e sociale in cui tutti i vecchi rapporti tra i fattori economici si stanno modificando. Dal punto di vista della cultura e degli intellettuali, i mutamenti sono ancora più evidenti. Il produttore di cultura impegnato, ribelle e anticonformista è scomparso; al suo posto pallide imitazioni galleggiano come possono in nicchie sempre più ristrette del mercato. La battaglia per lo sradicamento all'interno della società è persa definitivamente: lo scrittore, il filosofo, hanno ben poco da dire, e anche se l'avessero nessuno gli riconosce più un ruolo di guida, un'autorità quanto meno morale.
Di questa mancanza di presa sulla realtà, di isolamento ed anche in fondo di svogliatezza, di spirito rinunciatario sembra una testimonianza esemplare lo scritto, anch'esso autobiografico, Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo. Lo scrittore casertano tratta infatti del bisogno di sentirsi parte organica della società, all'interno di un testo molto meno avvincente di quello di Orwell ma altrettanto lucido, a riprova dell'incapacità accertata degli intellettuali - quanto meno italiani - degli ultimi decenni di agire e di modificare la realtà.
Eppure, in un'epoca di confusione dovuta all'ipertrofia dell'informazione, di incertezza provocata dalla rapidità dei mutamenti, rimane ed anzi diviene ancor più essenziale il ruolo di coscienza critica, che però non fa audience, non vende, se non quando si accompagna ad azioni spettacolari, curiose, visibili. Orwell, in Omaggio alla Catalogna, metteva già efficacemente a fuoco i pericoli del controllo dei mezzi di comunicazione. Oggi lo stesso problema si ripropone ampliato, mentre la controinformazione arranca, limitata, nella sua capacità di essere propositiva, da disegni vaghi e irrealizzabili di impossibili alternative totali non solo al sistema politico, economico e sociale, ma anche alla tecnologia ed ai suoi sviluppi.
Se l'intellettuale fatica ad ascoltare e ancor più a farsi ascoltare, il ruolo di coscienza critica della società dovrà essere necessariamente preso dai detentori del sapere tecnologico. Sperando che si accorgano che il mezzo utilizzato non è il fine. Quello era e rimarrà l'humanitas.


mercoledì 16 settembre 2015

Riflessioni su Il viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani





Ascoltate, è ancora il tramonto sul colle dell'Assekrem. Giallo, ocra, azzurro, oltremare, carminio. Cielo, terra, montagne e valli.

Tutto.

Ma giù nelle gole c'è già il crepuscolo e la notte. Rosa, terra bruciata, viola, nero. Il nulla laggiù.

L'aria è così limpida che l'increspatura dell'ultimo orizzonte potrebbe essere all'altro capo del mondo. Se la Terra fosse piatta. E il fondo della valle su cui sta poggiando la roccia dell'Assekrem, il centro della Terra. Se il cuore della Terra fosse freddo come i crepacci a quest'ora della sera.

di Paolo Amadio

Questa non è una recensione. Informazioni utili sul romanzo come la trama, i personaggi, il prezzo non figurano in queste poche righe intese come semplici riflessioni da condividere o rigettare solo dopo aver letto l'opera. Tuttavia, in qualche modo, ne sono un invito alla lettura.

So che qualche lettore è rimasto disorientato dalla struttura de Il viaggiatore notturno, perdendosi in una scrittura più riflessiva che narrativa e che a volte sembra insistere puntigliosamente sulle stesse frasi, gli stessi concetti. Forse questo disorientamento nasce dal fatto che questa opera si colloca all'intersezione di due diversi generi, il reportage letterario e il romanzo. Del primo prende la verità dei fatti narrati, lo stile pacato ma allo stesso tempo la prontezza e la competenza nel cogliere il colore, l'essenza delle cose, dei luoghi e delle persone che descrive. Del secondo prende ciò che non è e non può essere vero. Perciò tutto sommato è un romanzo, e come tale l'editore lo ha pubblicato.

Come tutti i romanzi ambientati lontano, anche se non lontanissimo, almeno geograficamente, affronta fondamentalmente il tema della visione del mondo e della vita da un punto di vista diverso da quello europeo ed occidentale.
Solo che l'alter ego di Maggiani, la voce narrante in prima persona, lo ha fatto per lavoro; la stessa scelta la fece invece per sempre Père Foucauld, ex ufficiale francese ritiratosi nel deserto per sposare il punto di vista, fisico e culturale, dei Tuareg. In compenso il protagonista conosce anche la Bosnia, che pur trovandosi ampiamente all'interno dei confini geografici e culturali del Vecchio Continente ha aderito ad una visione del mondo differente ed antagonista a quella occidentale. Mentre al di qua della cortina di ferro si tentava (faticosamente) e si tenta (ancor più faticosamente) di conciliare stato e individuo, il comunismo balcanico diede vita ad una società basata sulla presunta coincidenza di altri due concetti: stato e popolo. Quando non combaciarono più, fu separazione violenta.

Come si parla in maniera universale di un popolo, anzi, dell'umanità in generale? Seguendo un'esistenza individuale. Quelle di Dinetto, Zingirian, Jibril sono vite accomunate da un approccio pratico, un problema e una soluzione. Senza il superfluo. Ecco la chiave di lettura del romanzo, il messaggio: vivere senza il superfluo, narrare senza il superfluo. Ecco perché quest'opera affascina: la superficialità è il contrario della semplicità, anche se talvolta si confondono. Ma la semplicità serve ad arrivare a ciò che è importante. Ed è importante, sembra dirci Maggiani, vivere senza il lusso nella vita, così come scrivere senza retorica. Ne è un esempio, forse il più convincente di tutto il libro, il racconto della sepoltura delle vittime di Tuzla: la narrazione di una tragedia immane senza enfasi, appunto senza retorica, e che contemporaneamente riesce a mantenere un'ottica individuale, senza cioè scadere nell'asettico, nell'impersonale, nell'astratto. Rimanendo dentro al fatto, tra le persone, eppure resistendo al delirio delle emozioni smisurate che pure tali avvenimenti devono aver generato anche in un semplice spettatore.
In più, sullo sfondo, l'autore tocca altri temi, anch'essi poco frequentati dalla nostra modesta letteratura contemporanea: il rispetto della natura, inteso come necessità vitale e non come elegante prassi delle belle anime, ed una riabilitazione dell'etica lavorativa come contrappeso allo spreco dell'esistenza.


Maurizio Maggiani

Vi proponiamo alcune citazioni dal libro:

Cerchi chi devi cercare, incontri chi devi incontrare. Sono sempre i piedi che Dio muove per primi.

Esistere è la mia preghiera, come esisto è come prego.

La cosa che più conta di un viaggio è non smettere di viaggiare.

Solo quando non so dove andare so che arriverò da qualche parte. Solo quando ho una meta so che 
 non arriverò mai.

Non tutto ciò che esiste è reale.

Mi piaceva essere figlio di un proletario, mi piaceva la parola. Me l'aveva spiegata: "proletario" vuol dire che un uomo possiede solo la sua prole. Io ero la prole di mio padre ed ero contento anche di essere la sua unica proprietà.

Sto imparando che non serve sempre saper vedere una ragione, che si può essere nudi e scalzi di qualsiasi ragione e non per questo essere meno veri di un fuoco acceso nella notte.

Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, Giangiacomo Feltrinelli Editore


martedì 15 settembre 2015

Libriamoci 2015: la nostra adesione. Tante tante idee.







Libriamoci, iniziativa promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), il Centro per il libro e la lettura e il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR), è alla seconda edizione. 

La manifestazione, intitolata “Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole” si terrà dal 26 al 31 ottobre 2015. Ottobre è ormai tradizionalmente il mese del libro e della lettura.

Il MIUR ha già inviato una circolare alle scuole, con l’auspicio che la manifestazione diventi a tutti gli effetti un appuntamento annuale del calendario scolastico e la nostra scuola attraverso la Biblioteca d'Istituto risponde per il secondo anno in modo positivo. 

Anche il nostro programma, e cui linee guida sono inserite nel POF, si svilupperà attraverso letture ad alta voce, maratone e incontri speciali che potranno prevedere la presenza di autori, giornalisti e rappresentanti del mondo della cultura, fondazioni e associazioni.

Gli insegnanti sono pertanto invitati ad inserire queste attività nel loro programma annuale  e a partecipare sia nell'organizzazione che nella fruizione delle attività di lettura ad alta voce proposte. 

Chi aderisce parteciperà all'estrazione di 50 premi in libri tra le prime 1000 iniziative registrate.


I ministri Franceschini e Giannini, insieme a decine di artisti, attori, giornalisti, musicisti, registi, sceneggiatori e amministratori che hanno raccolto l’appello, si recheranno dal 29 al 31 ottobre negli istituti di tutt’Italia per proporre a studenti e allievi la lettura di un testo.


lunedì 14 settembre 2015

Martedì 15 settembre si torna a scuola




Nell'augurare un buon anno scolastico 2015 - 2016 la Biblioteca d'Istituto comunica che stiamo organizzando tante interessanti, coinvolgenti iniziative per voi.

Rimanete connessi e presto vi diremo di più.